Gladys Sica
poeta italo argentino contemporaneo
avanguardia poetica - surrealismo

 

Con il critico Gianni Pre, Centro "San Pietro", Milano, 2010.

 

Prefazione del libro "Vento atlantico"

 


La guerra che sommerge

 

una guerra che, non è nostra,
ovunque, ci sommergerà i piedi.

un dolore, all'inizio, coperto
dalle ombre brillanti.
un vento con nomi sconosciuti
negli occhi senza innocenza.
tribù e concetti scomparsi,
uomini lontani con storie difficili,
davanti ai giardini, nell'alba confusa.

una guerra che, anche se non vogliamo,
un pò per volta, ci sommergerà le mani.

un solo vero amore al nostro fianco,
non basta, e non è più possibile, la fuga.
un pensiero quotidiano o gli stupidi giochi
non bastano: inutile è tornare o partire.
ha molti genitori questo destino non riconosciuto,
la gestazione che nessuno ricorda,
i rituali della memoria che ci rinchiudono.

una guerra che, senza saperlo,
sommergerà, lentamente, le nostre teste...

 

Erich Auerbach, il grande filologo e storico della letteratura tedesca, nella sua opera fondamentale: " Mimesis ", che da Omero si spinge via via sino a Virginia Wolf, utilizza un metodo di straordinaria efficacia analitica: isola un testo, talvolta un frammento che reputa tipico nell'opera di un poeta o di uno scrittore, per ricostruirne il tessuto connotativo la tematica di fondo.
Dal microcosmo al macrocosmo, pertanto, in una disamina sempre più perspicua e compiuta.
" La guerra che sommerge " fa parte della raccolta poetica " Vento atlantico " che Gladys Sica ha elaborato in questi ultimi anni di intensa quanto sofferta macerazione interiore.
E' una lirica-cardine poichè contiene e sussume taluni elementi topici della problematica dell'autrice.
Assunto tematico sostenuto da una ramificazione versificatoria ad ampio spettro stilistico, in cui l'afflato lirico - preminente per l'uso di una terminologia accesa e nervosa - si fonde felicemente ad un dettato discorsivo, come per instaurare un rapporto dialogico con il lettore e coinvolgerlo nei tanti quanto dicotomici viaggi dell'anima e della coscienza.
In prima istanza, al quinto verso leggiamo: " un vento con nomi sconosciuti ".
Dobbiamo, in tal senso, sottolineare la parola " vento ", che diviene prolifico seme semantico del più vasto processo compositivo.
In Pablo Neruda è il termine " pioggia " a rendere peculiarmente uggiosa e sonora la scansione delle immagini del poeta cileno, nella Sica - i cui testi sono in origine quasi tutti scritti in lingua spagnola - le sinfoniche voci del vento,che assumono, in diversi contesti, molteplici valenze contenutistiche.
Ora dense di " nomi sconosciuti " dalle " memorie lesionate ", ora agitate in una sorta di sommovimento tellurico che trascina e disperde " le parole, i colori, i ritmi, le forme, i movimenti ", le " opere amate ".
Ma ritorniamo nel solco della poesia-guida.
" una guerra che, non è nostra / ovunque, ci sommergerà i piedi / un dolore, all'inizio, coperto dalle ombre brillanti ".
Questa metaforica guerra è una prerogativa inoppugnabile dell'habitat o è determinata dagli aspri e spesso disumani conflitti tra gli uomini in perenne lotta per il potere e/o la sopravvivenza?
E' comunque evidente l'ambivalenza : " un vento con nomi sconosciuti / negli occhi senza innocenza. / tribù e concetti scomparsi, / uomini lontani con storie difficili, / davanti ai giardini, nell'alba confusa ".
Sembra che la poetessa voglia tuffarsi nello sconfinato mare della Storia, facendo riemergere in una specie di ondeggiante tela, dalle tonalità delicate e violente al tempo stesso, intere generazioni di individui come cancellati e confusi dall'usura di uno spazio-tempo ineluttabile.
Di nuovo esplode il turbine della guerra : " una guerra che, anche se non vogliamo, / un pò per volta, / ci sommergerà le mani " .
L'opera di devastazione continua il suo inesorabile corso : dapprima i " piedi " rimangono sommersi ed avviluppati in una sorta di boue rimbaudiana, ora le " mani ".
L'essere umano resta così impedito nel suo naturale cammino e, di conseguenza, tarpato nelle sue inderogabili funzioni quotidiane.
Dalla dimensione pubblica, la Sica ci riporta con un ardito passaggio poetico nella sfera privata: " un solo vero amore al nostro fianco, / non basta, e non è più possibile, la fuga. / un pensiero quotidiano o gli stupidi giochi / non bastano: inutile è tornare o partire ".
Pur stigmatizzando l'importanza dell'amore a due, la poetessa prende atto che non è possibile sfuggire alla sorte che pare coinvolgere ogni cosa, ogni specie in un' infinita voragine cosmica, in quanto : " ha molti genitori questo destino non riconosciuto, / la gestazione che nessuno ricorda, / i rituali della memoria che ci rinchiudono ". " una guerra che, senza saperlo, / sommergerà, lentamente, le nostre teste... ".
Piedi, mani, teste risucchiati nel buco nero della morte?
Tale tragica atmosfera protesa in una visione apocalittica, che risuona nei versi polposi, sanguigni e tesi de " La guerra che sommerge ", non la dobbiamo vedere però, simile ad un pessimismo senza appelli, né redenzioni, bensì come un doloroso, accorato ammonimento nei confronti di un'umanità che, in una comune e solidale lotta contro i soprusi dell'uomo sull'uomo e sulla Natura, potrebbe salvare il destino planetario di tutti e della nostra " Madre Terra ".


E’opportuno, infine, sottolineare che l’assegnazione del primo premio assoluto non è dovuto a questa o un'altra singola poesia, bensì alla pregnante quanto stigmatizzante validità della pluriennale attività letteraria della poetessa.

Gianni Pre

 

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