poeta italo argentino
Gladys Sica
avanguardia poetica - surrealismo

.
Madreterra (n° 189)

un’eco sordo cade –non si sa da dove-
sulle raccolte che macchiano di oscuro
il paesaggio abbandonato col buio,
e sui giganteschi scheletri urbani.

lampi di fuoco non ascoltano
le preghiere improvvisate degli umani,
il pentimento dell’ultimo momento
non modifica la scena, né in cielo né in terra.

esodi di persone, animali e cose insieme;
piedi, zampe e ruote alzano un’invisibile polvere.
sono le piante, le costruzioni e le pietre
testimoni forzati della confusa migrazione.

apre con furia la sua bocca assetata
nel fotogramma del tempo zero,
taglia il silenzio incontaminato della via lattea
il grido della nostra grande Madreterra.

dal libro "Vento atlantico" Quaderni di Controcorrente, Milano, 2009.

Istituto Italiano di Cultura di Napoli
via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”); 80131 Napoli (Italia)
tel. 081 / 546 16 62 - fax 081 / 220 30 22 - tel. mobile 339 / 285 82 43
ici@istitalianodicultura.org; sito www.istitalianodicultura.org

la Segreteria
Napoli, 20 settembre 2010

L’Istituto Italiano di Cultura di Napoli e la rivista internazionale di poesia e letteratura “Nuove Lettere” hanno il piacere di comunicarLe che ha vinto la XXV edizione (2010) del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere”, con la raccolta edita di poesia “Vento Atlantico”.

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 9 ottobre, alle ore 17, nella sala “Gabriele D’Annunzio” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, in via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”); Napoli (nella zona collinare della città, quartiere Arenella; fermata Metropolitana linea 1 Rione Alto; autobus OF, C39, C41; citofono n. 1014).

In attesa di sentirLa quanto prima, ci cumplimentiamo con Lei per il prestigioso riconoscimento tributatoLe dalla Giuria –formata dai redattori di “Nuove Lettere” è presieduta da Roberto Pasanisi (Professore di Lingua e Letteratura italiana, Università Statale per le Relazioni Internazionali MGIMO, Mosca; Direttore dell’ Istituto Italiano di Cultura di Napoli; Scrittore) ottenuto fra i numerosi partecipanti al Premio

 

Madretierra (n° 189)

un eco sordo cae –no se sabe de dónde-
sobre las cosechas que manchan de oscuro
el paisaje abandonado en la noche
y sobre los gigantescos esqueletos urbanos.

relámpagos de fuego no escuchan
las plegarias improvisadas de los humanos,
el arrepentimiento al último momento
no modifica la escena, ni en cielo ni en tierra.

éxodos de personas, animales y cosas juntos;
pies, patas y ruedas alzan un invisible polvo.
son las plantas, las construcciones y las piedras
testimonios forzados de la confusa migración.

abre con furia su boca sedienta
en el fotograma del tiempo cero,
corta el silencio incontaminado de la vía láctea
el grito de nuestra grande Madretierra.

 

Quaderni di Controcorrenti - E. 12.00
1° Premio 11° Edizione Concorso
Poesia "Controcorrenti" - Milano - 2009

Prefazione


La guerra che sommerge

 

una guerra che, non è nostra,
ovunque, ci sommergerà i piedi.

un dolore, all'inizio, coperto
dalle ombre brillanti.
un vento con nomi sconosciuti
negli occhi senza innocenza.
tribù e concetti scomparsi,
uomini lontani con storie difficili,
davanti ai giardini, nell'alba confusa.

una guerra che, anche se non vogliamo,
un pò per volta, ci sommergerà le mani.

un solo vero amore al nostro fianco,
non basta, e non è più possibile, la fuga.
un pensiero quotidiano o gli stupidi giochi
non bastano: inutile è tornare o partire.
ha molti genitori questo destino non riconosciuto,
la gestazione che nessuno ricorda,
i rituali della memoria che ci rinchiudono.

una guerra che, senza saperlo,
sommergerà, lentamente, le nostre teste...

Erich Auerbach, il grande filologo e storico della letteratura tedesca, nella sua opera fondamentale: " Mimesis ", che da Omero si spinge via via sino a Virginia Wolf, utilizza un metodo di straordinaria efficacia analitica: isola un testo, talvolta un frammento che reputa tipico nell'opera di un poeta o di uno scrittore, per ricostruirne il tessuto connotativo la tematica di fondo.
Dal microcosmo al macrocosmo, pertanto, in una disamina sempre più perspicua e compiuta.
" La guerra che sommerge " fa parte della raccolta poetica " Vento atlantico " che Gladys Sica ha elaborato in questi ultimi anni di intensa quanto sofferta macerazione interiore.
E' una lirica-cardine poichè contiene e sussume taluni elementi topici della problematica dell'autrice.
Assunto tematico sostenuto da una ramificazione versificatoria ad ampio spettro stilistico, in cui l'afflato lirico - preminente per l'uso di una terminologia accesa e nervosa - si fonde felicemente ad un dettato discorsivo, come per instaurare un rapporto dialogico con il lettore e coinvolgerlo nei tanti quanto dicotomici viaggi dell'anima e della coscienza.
In prima istanza, al quinto verso leggiamo: " un vento con nomi sconosciuti ".
Dobbiamo, in tal senso, sottolineare la parola " vento ", che diviene prolifico seme semantico del più vasto processo compositivo.
In Pablo Neruda è il termine " pioggia " a rendere peculiarmente uggiosa e sonora la scansione delle immagini del poeta cileno, nella Sica - i cui testi sono in origine quasi tutti scritti in lingua spagnola - le sinfoniche voci del vento,che assumono, in diversi contesti, molteplici valenze contenutistiche.
Ora dense di " nomi sconosciuti " dalle " memorie lesionate ", ora agitate in una sorta di sommovimento tellurico che trascina e disperde " le parole, i colori, i ritmi, le forme, i movimenti ", le " opere amate ".
Ma ritorniamo nel solco della poesia-guida.
" una guerra che, non è nostra / ovunque, ci sommergerà i piedi / un dolore, all'inizio, coperto dalle ombre brillanti ".
Questa metaforica guerra è una prerogativa inoppugnabile dell'habitat o è determinata dagli aspri e spesso disumani conflitti tra gli uomini in perenne lotta per il potere e/o la sopravvivenza?
E' comunque evidente l'ambivalenza : " un vento con nomi sconosciuti / negli occhi senza innocenza. / tribù e concetti scomparsi, / uomini lontani con storie difficili, / davanti ai giardini, nell'alba confusa ".
Sembra che la poetessa voglia tuffarsi nello sconfinato mare della Storia, facendo riemergere in una specie di ondeggiante tela, dalle tonalità delicate e violente al tempo stesso, intere generazioni di individui come cancellati e confusi dall'usura di uno spazio-tempo ineluttabile.
Di nuovo esplode il turbine della guerra : " una guerra che, anche se non vogliamo, / un pò per volta, / ci sommergerà le mani " .
L'opera di devastazione continua il suo inesorabile corso : dapprima i " piedi " rimangono sommersi ed avviluppati in una sorta di boue rimbaudiana, ora le " mani ".
L'essere umano resta così impedito nel suo naturale cammino e, di conseguenza, tarpato nelle sue inderogabili funzioni quotidiane.
Dalla dimensione pubblica, la Sica ci riporta con un ardito passaggio poetico nella sfera privata: " un solo vero amore al nostro fianco, / non basta, e non è più possibile, la fuga. / un pensiero quotidiano o gli stupidi giochi / non bastano: inutile è tornare o partire ".
Pur stigmatizzando l'importanza dell'amore a due, la poetessa prende atto che non è possibile sfuggire alla sorte che pare coinvolgere ogni cosa, ogni specie in un' infinita voragine cosmica, in quanto : " ha molti genitori questo destino non riconosciuto, / la gestazione che nessuno ricorda, / i rituali della memoria che ci rinchiudono ". " una guerra che, senza saperlo, / sommergerà, lentamente, le nostre teste... ".
Piedi, mani, teste risucchiati nel buco nero della morte?
Tale tragica atmosfera protesa in una visione apocalittica, che risuona nei versi polposi, sanguigni e tesi de " La guerra che sommerge ", non la dobbiamo vedere però, simile ad un pessimismo senza appelli, né redenzioni, bensì come un doloroso, accorato ammonimento nei confronti di un'umanità che, in una comune e solidale lotta contro i soprusi dell'uomo sull'uomo e sulla Natura, potrebbe salvare il destino planetario di tutti e della nostra " Madre Terra ".


E’opportuno, infine, sottolineare che l’assegnazione del primo premio assoluto non è dovuto a questa o un'altra singola poesia, bensì alla pregnante quanto stigmatizzante validità della pluriennale attività letteraria della poetessa.

Gianni Pre

"Dove va tutto l'amore non dato?"
olio su tela cm 100x120 2009

 

 

Non si può non fare un accenno alla pittura di Gladys Sica che oscilla tra figurazione dai toni espressionisti a immagini più tenere e moderne, alcune delle quali si possono ammirare in questo libro. Con le sue opere costruisce soggetti visionari, proiezioni del fantastico che si nutrono di luci, forme astratte o leggibili, ma spesso dirette al cuore del trascendente, per l’impellente bisogno del suo spirito o per un’urgenza interiore. C’è anche una dimensione arcana nella sua arte, che sprigiona emozioni attraverso opere che paiono bloccate in un silenzio irreale, assoluto, il quale avvolge il tutto in un’inconfondibile aura di magia e di mistero.

Giuseppe Possa

Gladys Sica con il critico Gianni Pre, Centro "San Pietro", Milano, 2010.

Testi premiati :

- 1° Premio, Poesia (opera edita), XXV Edizione del Premio di poesia Nuove Lettere, Napoli (2010).
- 1° Premio, Poesia, Undicesima edizione Concorso "Controcorrente", Milano (2009).
- Segnalazione, Poesia, Premio "David Maria Turoldo" 6° edizione, Sondrio (2009).
- Segnalazione di Merito, Premio letterario“Massa città di mare e di marmo”, (2008).
- Finalista, Romanzo breve, “Concorso Ibiskos”, Empoli (2008).
- Menzione con encomio, Poesia, Assoc. culturale “Versilia Club”, Massa (2007).
- Premio Speciale della Giuria, Concorso di poesia “Gino Recchiuti”, Teramo (2007).
- 1° Premio, Poesia, II Edizione , “Perrone Editore”, Roma (2007).
- Menzione d’onore, opera edita, “XX Premio di Poesia Lorenzo Montano”, Verona (2006).
- Finalista, Antologia “Logos” Perrone Editore, Roma (2006).
- 2° Premio, Antologia “Ad Novam”, Comune di Nova Milanese (2005).
- Segnalazione di merito, Concorso "Aspera", Pavia (2005).
- 1° Premio, Antologia poetica, Concorso “Antonia Pozzi“, Milano (2004).
- Segnalazione, Concorso Rivista "Controcorrente", Milano (2004).
- Segnalazione, Concorso Premio "Aspera", Pavia (2001).
- Segnalazione, Concorso Associazione “Il giunco”, Brugherio (2000).
- Segnalazione Speciale, Concorso "A. Alessandri", Azul, Argentina (1999).
- Finalista, Antologia "Laboratorio delle arti", Milano (1998-1999-2001).
- Finalista, Antologia poetica, Concorso “Ramón Plaza”, Bs. As. (1996).
- Opera Premiata, Concorso Premio "Umberto Casu", Milano (1994).
- Finalista, Antologia Premio "Cinque Terre", La Spezia (1993-1994-1995).
- Finalista, Antologia Centro "Anna Kuliscioff", Torino (1991).

dal libro "Vento atlantico"

 

Il destino


il vento atlantico –come un preludio ibrido-
tra i profetici cieli incerti,
sulle città con quella lingua sognata.

bruciano ancora le parole,
aggrappati gli antichi frammenti
al corpo che respira dentro silenzi,
dentro un cammino senza stelle chiare.

memorie lesionate, cuore lesionato:
con le ambigue tragedie muta il rosso passato,
pulsano luce e ombra indebolite.

a malapena avanzando
avanzando faccia a faccia con l’universo
per strappar dal suo ventre
il proprio destino coi nostri denti
il dolce tesoro insospettato

nel vento atlantico
come un preludio ibrido
tra i profetici cieli incerti
sulle città con la lingua sognata
su questa città insospettata
il dolce tesoro celato
del destino.

Ed. Quaderni di Controcorrenti - Milano - 2009

 

El destino


el viento atlántico –como un preludio híbrido-
entre los proféticos cielos inciertos,
sobre las ciudades con esa lengua soñada.

queman todavía las palabras,
aferrados los antiguos fragmentos
al cuerpo que respira dentro de silencios,
dentro de un camino sin estrellas claras.

memorias lesionadas, corazón lesionado:
con las ambiguas tragedias muta el rojo pasado,
laten luz y sombra debilitadas.

a duras penas avanzando
avanzando con el universo cara a cara
para arrancar de su vientre
el propio destino con nuestros dientes
el dulce tesoro insospechado
en el viento atlántico
como un preludio híbrido
entre los proféticos cielos inciertos
sobre las ciudades con la lengua soñada
sobre esta ciudad insospechada
el dulce tesoro celado
del destino
.


Piccoli fiori


ci sono risposte che non nascono da domande,
crescono nel ventre della mattina
come piccoli spontanei fiori.

 

Pequeñas flores


hay respuestas que no nacen de preguntas,
crecen en el vientre de la mañana
como pequeñas flores espontáneas.

Notte senza luna, giorno senza ombre

non bastano le parole prescelte,
rifugio o nascondiglio nella grande
notte senza luna o,
le immagini ossessivamente ritagliate
dall’accecante giorno senza ombre.
non basta guardare il mare distrattamente,
piegare a casa abiti senza strappi,
senza sudore né terra,
accumulare scatti nevrotici nella memoria
dell’io, e subito dire
“io ho viaggiato tanto”.
o, lo stesso, aprire il libro
libro vissuto da altri con suoni o idee
di novità riciclate, sensazioni rubate,
rifugio o nascondiglio nella grande
grande notte senza luna,
accecante giorno senza ombre.
non bastano le conferenze totemiche,
incollare rumori occasionali contro
le guerre lontane o i poderosi colpevoli di tutto
nel mosaico eterogeneo d’autore post,
programmare, rispondere rapido alle email,
e subito dire “io ho fatto tanto”
correndo sempre e calcolando di più.

cosa c’è, paura di perdere
che cosa
nell’attenta attesa?
che cosa c’è, paura di scoprire
cosa
nel vivo silenzio?

non basta questo meccanico fare per uscirne,
per ricostruire la vita, la nostra città o questo mondo.

notte senza luna, giorno senza ombre
rifugio o nascondiglio accecante.

 

Noche sin luna, día sin sombras

 


no bastan las palabras escogidas,
refugio o escondite en la gran
noche sin luna o,
las imágenes obsesivamente recortadas
del enceguecedor día sin sombras.
no basta mirar el mar distraídamente,
doblar en casa los vestidos sin desgarros,
sin sudor ni tierra,
acumular arrebatos neuróticos en la memoria
del yo, y enseguida decir
“yo he viajado tanto”.
o, lo mismo, abrir el libro
libro vivido por otros con sonidos o ideas
de novedades recicladas, sensaciones robadas,
refugio o escondite en la gran
noche sin luna,
enceguecedor día sin sombras.
no bastan las conferencias totémicas,
pegar ruidos ocasionales en contra de
guerras lejanas o los poderosos culpables de todo
en el mosaico abigarrado de autor pos,
programar, responder rápido los email,
y enseguida decir “yo he hecho tanto”
corriendo siempre e calculando más.

 

qué hay, miedo de perder
qué cosa
en la espera atenta?
qué es lo que hay, miedo de descubrir
qué
en el silencio vivo?

 

no basta este mecánico hacer para salir de aquí,
para reconstruir la vida, nuestra ciudad o este mundo.

 

noche sin luna, día sin sombras
refugio o escondite enceguecedor.


*Alejandra Pizarnik (1939-1972) Poetessa argentina.

gladys sica.

dal libro “Nel fuoco del silenzio –il viaggio”

“Nottetempo” Antologia poetica (24 poeti intervenuti), Edizioni Di Latta, Milano, 2007.

Appunti sull’antologia

"L’tematica del rapporto col tempo della notte, notte intessa non tanto come un ritmo esterno che proviene solo di fuori. Piuttosto il rapporto con la nostra notte, notte che è dentro di noi, con la nostra ombra o parte oscura.
Un rapporto ambiguo, questo, che esercita fascino su di noi con dei segreti inconfessabili e, allo stesso tempo, una irrefrenabile voglia di fuggire ad ogni costo di fronte alla paura di ciò che è incontrollabile.
Perché sentiamo voglia di correre di fronte a quest’immensità senza limiti? perché percepiamo intimamente che ci può riassorbire nella voracità minacciosa e senza fine del caos primigenio?
E poi, soprattutto, cosa fare allora: continuare a correre? o fermarsi a comprendere, osservare a farsi amico della propria ombra?

Poesia e creatività dunque come stati meditativi che, in qualche maniera, tendono ad anulare l’attività senza sosta della mente –quella macchina che ci sfugge e ci fa vivere fra ombre contraddittorie.
Stati di coscienza che si situano in uno estratto pre verbale, pre conscio, in contatto con la realtà del tutto, non con una rappresentazione astratta.
Stati in cui ci troviamo il più possibile puliti d’inferenze calcolate sulla spontaneità delle cose, da preoccupazioni che bloccano lo scorrere della vita, da paure che ci allontanano da tutto.
Da questa acqua profonda può nascere qualcosa che può servirci veramente a noi e, forse, anche all’altro, qualcosa come un primitivo stupore che dia un senso, inaspettatamente, non solo alla nostra notte ancestrale, bensì alla nostra vita tutta."

Gladys Sica

Teatrino del Parco Trotter, Aprile 2008, Milano.

L. R. C.

3. Quali poeti ebbero ascendente nella tua poesia?

G. S.
Con il gruppo surrealista –tutti eravamo minorenni leggevamo il Manifesto Surrealista, facevamo scrittura automatica- conobbi i surrealisti francesi: Andrè Breton, Paul Eluard, Antonin Artaud, i simbolisti, ecc.
In quegli anni il surrealismo in Argentina, fra i giovani, possedeva un’attrazione enorme.
In realtà il primo poeta che ebbe su di me un ascendente viscerale fu Arthur Rimbaud.
Mi sentivo tanto vicino che sempre lo leggevo con il timore che m’entrassero troppo le sue parole e non fossi capace di differenziarne la paternità.
Un altro grande poeta fondamentale per me fu l’argentino Enrique Molina, un perenne viaggiatore, poesia nata dal profondo. Qualcuno che mi accompagnò sempre e mi sarebbe piaciuto molto conoscere, parlargli e abbracciarlo.
Alejandra Pizarnik è arrivata a me dopo, qualcosa di speciale: la parola vibra nella sua poesia sotto una tensione che produce silenzio.
In Italia, senza dubbio la poetica ossessiva di Dino Campana fu la scoperta più rivelatrice, in Argentina io non lo conoscevo: una vita finita in manicomio, un’esplosione di poesia selvaggia, incontaminata.
Intesi sempre la poesia, l’arte come una forma di vita, un non accettare alla cieca ciò che si usa fare, pensare, sentire, una presa di coscienza.
Il mio treno poetico partì gravido d’immagini oniriche, visioni istintive. Con gli anni si fece predominante un ambiente più spoglio, con una maggior sintesi riflessiva, un ritmo più circolare.

 

Dall'intervista a Gladys Sica "Poesia e arte, la stessa passione, lo stesso fuoco"di Luis Raúl Calvo da Buenos Aires, Argentina, Rivista "Generación abierta n° 49"e n° "50" (2008)

 


“Nel fuoco del silenzio –il viaggio”

1° premio Concorso Nazionale di poesia "Antonia Pozzi" Edizioni Archivi del '900 Milano 2005 E. 10,00

 

Gladys Sica, Presentazione libro, con
Luigi Olivetti, Milano, 2006.


Librerie consigliate per l'acquisto:


Archivi del '900 - Via Montevideo, 9 - Milano - tel. 02.89423050

Libreria Rizzoli - Galleria Vittorio Emanuele II, 79 - Milano - tel. 02.8052277

Odradek la Libreria - Via dei Banchi Vecchi, 57 - Roma - tel. 06.6861967

Info: cell. 0039 3498056987

Presentazione di Sergio Spadaro (2010)

Recensione di Giuseppe Possa (2009)

Recensione di Sergio Spadaro(2006)

Prefazione di Franco De Faveri (2005)

Presentazione di Fortuna Della Porta (2005)

 

 

La pienezza non dura (n° 120)

Fammi conoscere la tua tenerezza,
non importa se ormai è un po' tardi,
se il vento è scostante e il freddo tanto.
Permetti che la mia anima si smarrisca nella tua,
non importa che questa pienezza non duri,
che l'estate presto si estingua.
Lasciati amare come io possa, in questi giorni,
come l'unica cosa importante da fare,
con il mio fiume scuro e ardente, prima di partire.

gladys sica.

dal libro “Nel fuoco del silenzio –il viaggio”

Postfazione “Nel fuoco del silenzio –il viaggio”

“Nel fuoco del silenzio –il viaggio” è il mio secondo libro pubblicato, vincitore del premio “Antonia Pozzi” che, fortunatamente, Archivi del ‘900 ha pubblicato bilingue.
Poco o nulla in realtà è stato spiegato sui testi e invece è stata una sorpresa scoprire i significati, le immagini o le emozioni risvegliati dall’opera, magari lontanissimi dall’intenzione, che si sono aggiunti e hanno alimentato, a loro volta, i lavori.
Il punto di partenza del mio materiale poetico e artistico o del percorso filosofico e spirituale sono sempre le intense esperienze di vita.

Volendo parlare su quello che c’ dietro o dentro il lavoro si può dire per esempio che: "Alle mie spalle" tratta della situazione sociale e morale in cui ho trovato il mio paese dopo anni d'assenza. Corrisponde alla fase iniziale della preparazione del grande viaggio, della decisione e dei dubbi, la descrizione del luogo da cui si parte e la chiamata dell'avventura, del nuovo, senza le sicurezze o i sostegni del conosciuto.

"Una patria per la sua opera" appartiene anche alla prima fase, al momento in cui si capisce il bisogno reale di accettare la sfida del viaggio, di trovare il luogo sconosciuto degli antenati nel quale, in questo caso, sarà possibile vivere della propria creatività rinunciando all’insegnamento e alle tante situazione e persone care per inseguire un sogno.

"Cosa sanno loro"
forma parte della seconda fase dove, come quasi sempre succede, si trova una prova centrale, in questo caso di vita o morte. Mostra la situazione quotidiana difficilissima affrontata in solitudine nella nuova città, dovuta ad una pericolosa malattia e al lungo trattamento, che richiedeva una grande forza di spirito per resistere alla tentazione di ritornare.

"C'è" parla dell’equilibrio degli opposti complementari che esistono sotto le apparenze delle cose -lo yin e lo yan, positivo e negativo, giorno e notte, gioia e dolore- e della consapevolezza insinuata alla fine nell'ordine della vita.

Cosi per conoscere le motivazioni profonde bisogna avere la visione dell’insieme -lavoro e vita- e una sintonia di percorso.
Ma anche se tutto questo viene a mancare… l'opera vera, sicuramente, può continuare a vivere perché tutto semplicemente è rinchiuso e, allo stesso tempo, offerto dal mistero dell'arte: immagine, parola e silenzio.

gladys sica, 2006

Gladys Sica, Presentazione libro, Libreria Archivi del '900, Milano, 2005.atresentazione del libro premio
, Concorso "Antonia Pozzi", Milano 30.05.2005.


dal libro "Nel fuoco del silenzio -il viaggio"

La guerra

pero quién quienes o qué cosa
detrás
desencadena la furia de las sombras
la ley del secreto que se pierde
con la muerte
lo que acariciábamos entre el sueño y la vigilia
se va
llega lo que nunca
nunca hubiéramos querido

pero quién quienes o qué cosa
empuja
altera el paso del indefenso astro
abajo
un brillo negro negro helado
cierra los párpados del alma
arriba
un silencio blanco blanco ensordecedor
un mar muerto en los ojos de dios

pero quién quienes o qué cosa
allí o aquí ahora dentro o fuera
congela el antiguo grito humano
rompe el delicado milagro
quién qué cosa
cómo cómo y por qué ?

 

 

 

Ed. Archivi del '900, Milano, 2005.

La guerra

ma chi chi o che cosa
dietro
scatena il furore delle ombre
la legge del segreto che si perde
con la morte
ciò che accarezzavamo fra il sogno e la vigilia
se ne va
arriva ciò che mai
mai avremmo voluto

ma chi chi o che cosa
spinge
altera il passo dell’indifeso astro
sotto
un brillare nero nero gelato
chiude le palpebre dell’anima
sopra
un silenzio bianco bianco assordante
un mare morto negli occhi di dio

ma chi chi o che cosa
là o qua ora dentro o fuori
gela l’antico grido umano
rompe il delicato miracolo
chi che cosa
come come e perché?

gladys sica, 2002.

 


 

Hay

Hay un obsceno resplandor
dentro de esos ilusorios meses.
Agrega misterio al misterio
un eco de inaccesibles mares.

Es el mayor deber vivir.
Hay una zona de luz en el dolor,
en la noche de nuestras noches.
Regresan a mi alma
las aguas rojas del cuadro
con una fuerza que no es sólo mía.

Hay una pregunta que pregunta siempre
en este errante universo
hecho de dioses y astros,
de corazones, manos y pájaros.
Hay una espera que nos aguarda
y hay una posibilidad imposible.

Hay una zona de sombra en la alegría,
en la mañana de nuestras mañanas.
Hay.

 

 

C’è


C’è un osceno bagliore
dentro questi illusori mesi.
Aggiunge mistero al mistero
un’eco d’inaccessibili mari.

E’ il maggior dovere vivere.
C’è una zona di luce nel dolore,
nella notte delle nostre notti.
Ritornano alla mia anima
le acque rosse del quadro
con una forza che non è solo mia.

C’è una domanda che domanda sempre
in quest’errante universo
fatto di dei e d’astri,
di cuori, mani ed uccelli.
C’è un’attesa che ci aspetta
e c’è una possibilità impossibile.

C’è una zona d’ombra nell’allegria,
nella mattina delle nostre mattine.
C’è
.

gladys sica, 2002.


A mis espaldas

A mis espaldas, el lugar que fue azul,
un insignificante lugar terrestre,
ahora todo revuelto en llamas.
Hombres poco veraces
colaboran en la enmarañada pesadilla.
Oradores sin corazón
construyen solapadamente el temporal.
Nadie que aguarde el justo plazo.
Una luna roja y prematura
es descuartizada en los suburbios amarillos
de las dislocadas mentes.
Dónde estuviste todo este tiempo?
y Ilegas ahora? ellos, ellas, me dicen.
Los arduos afanes infatigables:
tal vez, algo no concuerda con los cielos.
El predestinado persevera como un loco
mirando todo alrededor, solo en la cerrazón
contra el desfavor de los tiempos.
Las posibilidades se empantanan en la noche;
un viento irreconocible, idiota, se roba
el abrazo inaprensible de Dios.

Esos cuerpos, con desconsiderado desenfreno,
guardan antiguas cicatrices.
Esta luz no basta
para diferenciar ayudantes de intrusos,
bestias humosas de hombres saludables.
Las almas no logran remontarse:
demasiado es el peso en la barca.
Hay que renunciar -primero, en las arenas-
a esos logros para nada propicios.
Hay que arrodillarse -cuanto antes, desnudo-
a besar estas benditas aguas.
Hay que...

Todo revuelto en llamas,
un insignificante lugar terrestre,
el lugar que fue azul, ahora, a mis espaldas.

 


Alle mie spalle

Alle mie spalle, il luogo che fu blu,
un insignificante luogo terrestre,
ora, tutto rivolto in fiamme.
Uomini poco veraci
collaborano nell'aggrovigliante incubo.
Oratori senza cuore
costruiscono, subdolamente, il temporale.
Nessuno che attenda il giusto termine.
Una luna rossa e prematura
è squartata nei gialli sobborghi
delle slogate menti.
Dove sei stata in tutto questo tempo?
e adesso vieni? loro, mi dicono.
Gli ardui sforzi infaticabili:
qualcosa, forse, non concorda con i cieli.
Il predestinato persevera come un folle
guardando dappertutto, da solo, nella bruma
contro lo sfavore dei tempi.
Le possibilità s'impantanano nella notte;
un vento irriconoscibile, idiota, si ruba
l'abbraccio inafferrabile di Dio.

Quei corpi, con sconsiderata sfrenatezza,
guardano antiche cicatrici.
Questa luce non basta
per differenziare aiutanti da intrusi,
bestie fumose da uomini salutari.
Le anime non riescono a risollevarsi:
è troppo il peso nella barca.
Bisogna rinunciare -per primo, nella sabbia-
a quelle vittorie per niente propizie.
Bisogna inginocchiarsi -al più presto, nudi-
a baciare queste benedette acque.
Bisogna ...

Tutto rivolto in fiamme,
un insignificante luogo terrestre,
il luogo che fu blu, ora, alle mie spalle.

gladys sica, 1997.

 


Una patria para su obra

El inmotivado empeño en la pasión estival
se vuelca, con prisa en la emergencia,
sobre el resentimiento por los crímenes de la vida,
impulsado por herméticas culpas
que sobreviven -pese a todo-
en los depósitos de la memoria prehistórica.

El oleaje frenético encandila,
sacude una, otra y otra vez,
el cada vez más descentrado corazón.
Resulta -al final- que el hombre y la mujer
no reconocen sus manos y sus hijos,
los verdaderos hermanos;
la propia tierra se vuelve extraña.

La posición es inadecuada e insólita;
favorece los contradictorios contrastes,
hace visible la invisible desintegración.
En soledad y sin auxilio
-el viajero que la noche no retuvo-
atraviesa en silencio el río,
no abjura de su visión
y busca con ahínco infatigable
una patria para su obra.

 

Una patria per la sua opera


L'immotivato impegno nella passione estiva
si rovescia, con fretta nell'emergenza
sul risentimento per i crimini della vita,
spinto da ermetiche colpe
che sopravvivono -nonostante tutto-
nei depositi della memoria preistorica.

L'ondeggiamento frenetico abbaglia,
scuote una, un'altra, ed un'altra volta,
ogni volta di più il decentrato cuore.
Risulta -alla fine- che l'uomo e la donna
non riconoscono le loro mani e i figli,
i veri, autentici fratelli;
estranea diventa la loro terra.

La posizione è inadeguata e insolita;
favorisce i contraddittori contrasti,
torna visibile l'invisibile disintegrazione.
Senza ausilio e in solitudine
-il viaggiante che la notte non trattenne-
attraversa in silenzio il fiume,
non abiura la sua visione
e cerca con volontà infaticabile
una patria per la sua opera.

gladys sica, 1997


Gladys Sica, Lettura di poesia con il poeta Luis Raúl Calvo, Buenos Aires, settembre 2003.

su "Tenerezza animale" di Gladys Sica

presentazione di Luis Raúl Calvo, Teatro "San Martín", Argentina, 1997.

In che modo l'uomo contemporaneo resta condizionato da questo convulso fine di secolo? Quali sono le sue oscillazioni, le sue angosce, le sue paure? Come si pone di fronte all'amore? In quale maniera tale viaggio esistenziale tocca le molle più intime della sua identità?
Sono questi alcuni degli interrogativi che emergono da "Tenerezza animale", del poeta ed artista Gladys Sica e che comprende due periodi: dal 1987 al 1997 e dal 1976 al 1984.

Un elemento che caratterizza questo Libro è l'accento messo sulla "fugacità" delle cose, sulla permeabilità dei vincoli, che lascia intravedere il pericolo di una perdita di riconoscimento nell'immediato, per la mancanza di basi solide di sedimentazione.
"D'ora in poi, partire sarà sempre tornare", ci ricorda Sica, ma "non sapevo che questa volta tornare sarebbe stato anche partire", un apparente controsenso che mette allo scoperto le sensazioni più ambigue che sperimenta l'essere umano di fronte all'anno 2000.

"Se la vita è il sogno più indifeso che esista", "i miracoli maturano accanto alla fede", ma in che cosa credere in mezzo a tanto sconcerto? Forse nella poesia perché "rotti i poemi niente potrà salvarci".
Una delle risorse che meglio utilizza Gladys Sica in questo suo primo Libro pubblicato, è la sentenza, poiché non è impiegata in modo deterministico tanto da chiudere il circolo, al contrario, sorge per aprire altre variabili che permettano svincolarsi da una realtà che soffoca e paralizza, giacché se "al posto in cui, avrebbe dovuto esserci tutto, non c'era nulla", solo "l'assenza della sua assenza mi ha permesso dopo di sopravvivere".

Gladys Sica, Mostra"Pitture, disegni, sculture, poesie".

Gladys Sica con il pitt. Osvaldo Argento e il poeta Luis Benítez, ,Bs. As. 1998.

Gladys Sica Mostra Personale "Le invisibili forze" con intervento poetico, Rozzano, 2005.

Gladys Sica, Personale"El viaje" con intervento poetico, Buenos Aires, 1998.

Se questa realtà è inutilizzabile, cerchiamo, dunque, il suo rovescio, ciò che ancora non conosciamo ma che resta latente in qualche luogo, come diceva Roberto Juarroz: "Cerchiamo la schiena delle cose, che alla fine é il senso della ricerca."
La poesia e l'arte ci danno questa possibilità: andare più in là dell'apparente per tentare di sviscerare il reale, ciò che giace nello strato più profondo, simile ad un desiderio accantonato nell'anticamera del sogno.
In una parte di "Tenerezza animale" si percepisce il discorso amoroso con l'oggetto amato: è una disperata richiesta per conservare l'identità, ma anche per trovare una nuova via d'accesso per mezzo di quell'amore perso nella conoscenza, nonostante il culto verso il sacro che professa l'innamorato soggiaccia nella sua poesia, "Io dovrei essere roccia e distanza, invece maledico la notte che illumina il tuo posto vuoto nel letto", forse, perché come ci dice Roland Barthes, gli amanti si fondono in un solo essere oltre l'assenza.

Se il fatto d'includere in un solo Libro il materiale di diverse epoche rappresenta un rischio, dobbiamo affermare che Gladys Sica è riuscita in quest'intento.
"Tenerezza animale" conserva un'unità ed un equilibrio che le ha consentito d'entrare tra i finalisti nel III Concorso Nazionale di Poesia "Ramòn Plaza" della "Società dei Poeti Vivi". Uno stimolo importante per continuare a lavorare la parola, una sfida forse definitiva per portare avanti -qui, in Italia o dovunque- quest'avventura forse inutile, ma insostituibile, che è senza dubbio la Poesia.

Luis Calvo

Gladys Sica, Personale , Complejo "Bmbalinas", Bs. As. 1998.


dal libro "Ternura animal" (Tenerezza animale)
Finalista Concorso " Ramòn Plaza"
di Buenos Aires

......................l'arte, un ponte d'unione di questo mondo con un altro, una benedizione che libera, una pioggia inaspettata che distrugge e trasforma tutto............................................................... ...................................................................il poema come le pitture e le sculture: intense concentrazioni d'idee, d'immagini, di sensazioni, percezioni e intuizioni..........................................................................

.........................................................................catturare i significati attraverso l'avvicinamento dei contrasti, della tensione degli opposti.............................................................. nell'origine c'è una volontà ossessiva, selvaggia, di cercare, di sentire, di creare, di vedere ed essere liberi..............................................................................................
..............................................................................con l'arte e con la poesia non è importante la precisione del messaggio se non la consegna di una genuina, istintiva, riflessione del cuore che lascia spazio nell'altro per poterla riaccomodare e così farla entrare nel proprio universo interiore..............................................................

gladys sica, 1996.


Gladys Sica, Mostra Personale con intervento poetico,

"Teatro S. Martìn", Buenos Aires, 1997

 


dal libro "Ternura animal"

n° 76

Mi cabellera seca.
Las últimas convulsiones del sol, interceptadas.
Qué distinto es lo mismo, ahora.
El ritual impotente.
Recuerdos que se anticipan.
Debe ser el invierno, esta vez.

El privilegio rebosante de la paciencia necesaria.
La fuerza fundamental. La dulzura acogedora.
Un suave compañero para salir del exilio.
Vamos alma mía, sólo un poco más.
Mira allá: la aurora como una reina dormida.
Iremos primero hasta el azul de atrás.
Y será una fiesta incluso en el cielo.
El pecho húmedo, los ojos palpitantes,
las manos en el viento, la piel dorada y libre,
el alma que estalla como los astros en las noches claras...

La debilidad física le había mojado el corazón,
y ella continuaba exactamente ahí: hambrienta
de la más simple, primitiva y húmeda
ternura animal.

Ed. La sociedad de los poetas vivos, 1997, Buenos Aires.

 

n° 76

La mia chioma secca.
Le ultime convulsioni di sole, intercettate.
Quanto è diverso, lo stesso, adesso.
Il rituale impotente.
Ricordi che si anticipano.
Deve essere l’inverno, questa volta.

Il privilegio salutare della pazienza necessaria.
La forza fondamentale. La dolcezza accogliente.
Un soave compagno per uscire dall’esilio.
Andiamo anima mia, manca solo un po’.
Guarda là: l’aurora come una dormiente regina.
Andremo prima fino all’azzurro del fondo.
E sarà una festa anche in cielo.
Gli occhi palpitanti, il petto umido,
le mani nel vento, la pelle dorata e libera,
l’anima che scoppia come gli astri nelle notti chiare…

La debolezza fisica le aveva bagnato il cuore,
e lei continuava esattamente li: famelica
della più semplice, primitiva e umida
tenerezza animale.


gladys sica, 1984

  Copyright by © Gladys Sica
È vietata la riproduzione, stampa e/o diffusione in qualsiasi forma del testo e/o delle immagini senza il permesso o citazione dell'autore.
INIZIO PAG..