the material painting in modern figurative or neo-figurative art- poetry vanguard - surrealism

Gladys Sica
Italo-Argentine contemporary visual artist and poet

 

Gladys Sica con il gallerista Giovanni Billari e sua mogli Vera, i critici Giuseppe Possa e Gianni Pre, Galleria "Ciovasso", Milano, 1993.

 

Gladys Sica: Pittrice, Scultrice e Poetessa

 

 

di Giuseppe Possa

 


Italoargentina, si è formata nel fermento culturale di Buenos Aires, la sua città natale. Approdata in Italia alla ricerca delle proprie radici, sta esponendo con successo un po’ ovunque. Scolpite, dipinte o raccontate in poesia, le sue opere pulsano di mistero e delle tormentate tensioni dell’uomo contemporaneo.

Di Gladys Sica, artista italoargentina, ho visitato di recente lo studio, dove ho potuto ammirare la sua ultima produzione pittorica: oli, cartoni in bassorilievo, disegni, sculture, con soggetti diversi che vanno dai paesaggi alle figure di persone o d’animali, a scene di vario genere.
Gladys ha già allestito molte personali in Argentina, proposte da alcuni scrittori ispano-americani, e in Italia, presentate da Gianni Pre, Franco De Faveri, Sergio Spadaro, Giorgio Seveso, Domenico Cara, Marzia Mazza, Franco Migliaccio e Raffaele De Grada fra altri.
Nata a Buenos Aires nel 1959, nella Scuola Nazionale di Belle Arti della stessa città ha conseguito il diploma di “maestro d’arte” nel 1984 e tre anni dopo si è laureata “professore di scultura” all’Accademia di Belle Arti.
Ha cominciato a esporre in collettive fin dal periodo studentesco e poi, dalla metà degli anni Ottanta, con personali. Era docente titolare d’educazione artistica in un Liceo argentino, quando nel 1990 decise di venire in Italia, alla ricerca delle sue origini calabresi e quindi del legame naturale con la terra dei suoi avi. Non Conosceva l’Italia, né la lingua, parlava solo lo spagnolo e niente di dialetto calabrese, ma improvvisamente, è lei stessa a raccontarlo: <<Ho cominciato a sognare in italiano e mi sono detta: è l’Italia che mi chiama>>. Nel 1991 espone in varie gallerie, vince il 1° premio per due volte in diversi concorsi di pittura

a Como ed è finalista al premio di poesia Anna Kuliscioff. Sì, perché Gladys è anche poetessa e nelle sue liriche dai toni sociali, dalle problematiche esistenziali, ma ricche anche di sentimenti d’amore, e qualche volta di disperata tristezza, c’è tutto il suo spirito indocile.Il suo libro di poesie “Ternura animal” (Tenerezza animale) viene pubblicato in Argentina nel 1997 e vince il premio “Ramòn Plaza”. Ora ha dato alle stampe un’altra raccolta di liriche, “Nel fuoco del silenzio – Il viaggio”, con una lunga e approfondita presentazione di franco De Faveri, che così conclude: <<La poesia è uno scandaglio dell’anima e il poeta un palombaro degli abissi: Gladys Sica è giunta, con queste belle e appassionate poesie ai più remoti fondali della disperazione, ma anche della speranza>>. La silloge è edita da “Archivi del 900” e ha vinto il premio “Antonia Pozzi” e, posteriormente, ha ottenuto una Menzione d’onore per l’opera edita, nel prestigioso Premio di Poesia Lorenzo Montano di Verona.
Nei componimenti di Gladys, canto e pensieri si dispiegano in un afflato universale, e si respira l’isolamento dell’uomo moderno che si sente smarrito in un mondo popolato d’individui egoisti, senza più sentimenti e rispetto per il prossimo, i quali vivono il presente nella paura di perdere i propri privilegi. Infine, le sue liriche possiedono anche l’ansia di un abbraccio cosmico, le tensioni d’istanze personali e sociali che aprono varchi alla speranza di una civiltà migliore e più tollerante.

Gladys Sica con l'artista Simòn Hernàndez, Galleria Ciovasso, Milano, 1993.

Gladys Sica con l'artista Gabrielle Mucchi, Gall. Ciovasso, Milano, 1993.

Ma torniamo ancora al suo primo soggiorno in Italia che la vede pubblicare poesie sulla rivista “Alla Bottega” e poi su “Controcorrente”; vincere alcuni premi come “Cinque terre” di La Spezia o il concorso “Umberto Casu” di Milano.
Gladys Sica tra il ’90-’95 partecipa anche a esposizioni pittoriche; realizza murales: grande interesse destano nel pubblico quelli dipinti per i festival latino-americani di Milano e Arona (NO), che misurano oltre 130 metri.
A Milano (città che giudica <<molto aperta all’arte, ricca di possibilità di lavoro, ma molto chiusa nella paura di far accedere l’altro alla propria intimità>>) espone alla Ciovasso, al Nuovo Aleph, al Centro delle Gabelle, alla Fiera d’Arte MIART, per poi proseguire le sue rassegne in altre città, come Torino, Genova, La Spezia, Livorno, Avellino. Interessante l’esposizione di opere su cartone tenuta nel 2001 alla Libreria dell’Angolo di Milano, con presentazione di Gianni Pre che scrisse: <<Nei suoi lavori, ogni elemento del dipinto resta impresso-scavato sulla e nella superficie con virile veemenza e con grazia aspra e selvaggia… lo dimostrano queste opere scavate nel cartone, in cui il segno profondo e penetrante si amalgama a stesure tonali ora monocrome, ora dai toni smagriti e opachi, come per entrare in simbiosi con il materiale povero usato>>.
Nel 1996 torna in Argentina e prosegue la propria attività artistica, tra insegnamento, mostre personali, ma dando, oltre alla pittura, anche ampio spazio alla scultura, alla lettura di poesie, alle manifestazioni culturali. Rientrata in Italia si è sposata.
La pittura di Gladys Sica oscilla tra figurazione dai toni espressionisti e immagini più tenui e moderne, che

oppongono le forze della natura alla libertà degli impulsi passionali dell’essere umano.
Con i suoi quadri costruisce paesaggi visionari, proiezioni del fantastico che si nutrono di luce, immagini astratte o leggibili, ma spesso dirette al cuore del trascendente, per il bisogno di un segno dello spirito, di un’urgenza interiore. Le figure, al contrario, paiono idealizzate nella solitudine o nella sofferenza; sovente, trasforma corpi e volti in masse grumose, dai cui tratti somatici sprigionano un’energia incomprensibile, dopo averli prosciugati.
Infine, a potenziare la dimensione arcana dell’arte di Gladys Sica contribuiscono un segno a volte virulento e dinamico; il colore, con i rossi, i bianchi, i neri; le emozioni sprigionate dai soggetti bloccati in un silenzio irreale, assoluto, che avvolge il tutto in un’inconfondibile aura di magia e di mistero.

Giuseppe Possa, Rivista ControCorrente, Milano, 2006.

 

Con gli artisti Vicintini e Pasetto, Galleria Ciovasso, Milano, 1993.

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